Il nuovo episodio delle cronache di Milo Julini sulla San Salvario ottocentesca e noir ci racconta di via Valtorta: una via che per lungo tempo ha caratterizzato il quartiere fino a soccombere ai Piano Regolatori e alla rigida griglia viaria di Torino. Leggi anche il racconto precedente… la Còca di San Salvario!

Le storie criminali di via Valtorta

Le singolari vicende di cronaca di una via che non esiste più!

 

Nella Torino dell’Ottocento, dalla via Nizza, all’altezza di via Bidone, parte la via Valtorta, sorta lungo il percorso di uno dei tanti rivi e fossi che, in passato, solcavano la campagna pianeggiante per scaricarsi nel Po: la via Valtorta ha un andamento obliquo che raggiunge all’incirca il punto dove oggi il corso Bramante si immette sul ponte Franco Balbis.

Nel suo decorso, la via Valtorta passa lungo un lato del Correzionale (Ergastolo) delle Prostitute.
Oggi la via Valtorta è scomparsa per l’ordinata costruzione delle case nel rettangolo delimitato da corso Raffaello, corso Massimo D’Azeglio, via Nizza e corso Bramante; rimane soltanto il vicolo Valtorta in via Donizetti, un passaggio che, fino ad alcuni anni or sono, collegava la vie Donizetti e Petrarca, nell’isolato tra le vie Madama Cristina e Ormea.
Per farsi un’idea di questa ormai dimenticata via del Borgo San Salvario, in mancanza di una adeguata documentazione d’archivio e fotografica, bisogna ricorrere, oltre che alle notizie di cronaca nera, anche agli annunci pubblicitari d’epoca.
Apprendiamo così dell’esistenza di case di abitazione, prive di numeri civici, ma abitate da persone anche di agiata condizione sociale, di negozi, di esercizi pubblici ed anche di una fabbrica di profumerie di Angela Novero («Gazzetta Piemontese», 15 luglio 1871) e del Tiro nazionale («G. P.», 21 giugno 1871).
La descrizione più immediata e vivida della via Valtorta ci è fornita da una lettera indirizzata alla «Gazzetta Piemontese», il 17 settembre 1870, da un residente che scrive: «Questa via è tutta popolata di casini e dei più bei giardini suburbani».
Lo conferma l’annuncio di una vendita all’asta (incanto), il 16 marzo 1868, al Tribunale Civile di Torino della cascina detta Valtorta, della signora Lucia Farinelli vedova Bellora: questa cascina comprende prati, campi, un giardino botanico tutto cinto da muro, una comoda casa civile a due piani, un piccolo orto, un fabbricato rustico ed un pozzo d’acqua viva.
Ma, tornando alla lettera del residente prima ricordata, la via Valtorta è afflitta da problemi per l’assenza di illuminazione pubblica e la presenza di criminalità, problemi favoriti ed esasperati dalla trascuratezza del Municipio nei confronti di questa zona così periferica: «Via Valtorta è una via della città; se non lo è se ne cancelli almeno l’iscrizione, sembrando troppo amara ironia pe’ suoi abitatori, costretti a munirsi di un lanternino per andar a casa la sera, per non rompersi il collo, come già a taluno accadde».
I residenti hanno invano fatto richiesta al Municipio di «collocarvi due o tre almeno di quei fanali a olio che furono tolti dalla via di Nizza». Il Municipio, però, ha fatto orecchie da mercante: «Forse – ironizza il residente – affinché le risse, le uccisioni, i furti che la infestarono di recente, non cessino». Ma tutte queste carenze municipali non esimono gli abitanti della zona dal pagamento delle tasse: «Almeno si cessasse dal far pagare le imposte come nel resto della città!», così si conclude la lettera, che trova conferma nelle notizie di cronaca nera, da cui provengono le notizie che di seguito esponiamo, tutte riferite alla via Valtorta.
La giornata di domenica provoca parecchie risse con ferimento, «forse causate dallo smodato uso del vino che accende facilmente l’animo degli operai», almeno a giudizio del cronista.
Domenica 1° ottobre 1871, verso le dieci del pomeriggio, alcuni giovinastri bisticciano tra loro per ignoti motivi: si picchiano di santa ragione a lungo, finché uno, C… di 23 anni, garzone falegname, rimane ferito alla tempia ed al braccio destro da varie bastonate («G. P.», 2 ottobre 1871).
Altra rissa, con ferimento di due partecipanti, avviene nella sera di domenica 18 aprile: i feritori sono tre e vengono arrestati dai carabinieri («G. P.», 19 aprile 1875).
Qualche volta la rissa è soltanto una scusa per derubare la vittima. Il 20 giugno 1871, verso le cinque del pomeriggio, tre sconosciuti, fingono di litigare e circondano il giardiniere P…, di 68 anni, in via Valtorta dietro il Tiro nazionale, e dopo averlo picchiato, gli sottraggono il portafogli con quattro lire. Si avvisano i poliziotti che inseguono i tre e riescono ad arrestarne uno, certo M…, di 17 anni, calzolaio («G. P.», 21 giugno 1871).
Il 30 aprile 1872, Antonio V., di 35 anni, proprietario di una osteria in via Valtorta, per motivi ignoti, a colpi di badile ferisce gravemente alla testa ed al ventre Giovanni Gattiglia, muratore di 21 anni, che sta lavorando alla costruzione di una casa in via Madama Cristina. Il ferito è trasportato all’ospedale di San Giovanni ed il feritore viene quasi subito arrestato («G. P.», 1° maggio 1872).
L’episodio appare di una certa gravità ma dai contorni incerti: quale motivo ha indotto l’oste a infierire sul povero muratore? Gelosia o rivalità amorosa? Motivi di interesse?
I furti appaiono numerosi in via Valtorta.
Il 14 settembre 1870, alle tre del mattino i ladri, scassinano la porta del negozio da pizzicagnolo di Angelo V… e stanno per entrare, ma il proprietario che dorme in una camera al piano superiore, grida ai ladri! e li mette in fuga («G. P.», 14 settembre 1870).
Con severità, che a noi pare francamente fuori luogo, il cronista scrive che le feste di carnevale, quando le classi popolari non lavorano e abusano del vino, producono come conseguenza furti e ferimenti. Uno dei furti avviene, il 19 febbraio 1871: i ladri, tra le cinque e le cinque e mezza del pomeriggio, dopo aver scassinato la porta, entrano nell’abitazione del cav. R. dove rubano una catena d’oro del valore di lire 25 circa, un marengo e diverse monete d’argento («G. P.», 20 febbraio 1871).
L’intervento dei ladri aggrava i danni provocati da un grave incendio. Nella sera del 7 marzo 1872, verso le nove e mezza, scoppia un incendio nell’alloggio del signor P. Il caseggiato rimane del tutto bruciato. Si riesce a salvare soltanto la mobilia, la biancheria e diversi oggetti d’oro, ma alcuni malandrini, approfittando della confusione, riescono a saccheggiarli («G. P.», 8 marzo 1872).
I ladri, il 7 luglio 1874, nella casa di Giovanni Novara rubano denaro e vestiti per circa ottanta lire («G. P.», 8 luglio 1874).
Sul finire del giugno 1876, in un campo presso via Valtorta, si trovano un ombrello di seta, un ventaglio ed un cappello, che sembrano essere stati rubati («G. P.», 27 giugno 1876).
Nel maggio 1877, tre sconosciuti rubano tre lenzuola ad un lavandaio di via Valtorta. Inseguiti dalle guardie del dazio, abbandonano due lenzuola, ma non vengono raggiunti («G. P.», 19 maggio 1877).
Non agiscono soltanto timidi ladruncoli, timorosi e pronti alla fuga, ma anche banditi di strada.
Nella notte dal 7 all’8 dicembre 1873, sullo stradale di Nizza, in vicinanza della via Valtorta, alcuni malfattori aggrediscono Michele Pautasso, gli prendono il portafogli con lire 6,20, e lo picchiano causandogli varie lesioni alla testa, guarite in otto giorni.
Per questa rapina, l’8 dicembre 1873, sono arrestati Giovanni Becchis, carrettiere di 28 anni, e tre giovanissimi: un secondo Giovanni Becchis, fabbro ferraio, Filippo Magone, muratore, e Pietro Crosetti, spazzino.
Se qualcuno utilizza la zona periferica e mal illuminata per compiere rapine così violente, qualche abitante della via dà invece prova di grande onestà e senso civico. Paolo Lanzone fa pubblicare l’annuncio che chi ha perso un sigillo in corniola, con stemma, può rivolgersi a lui, in via Valtorta, casa Giozza, Borgo S. Salvario («G. P.», 7 giugno 1868).
Ma l’episodio più clamoroso accaduto in via Valtorta non viene provocato da un teppista o da un malavitoso, ma da quello che oggi si direbbe un personaggio insospettabile: addirittura da un sacerdote!
Il sacerdote P…, a quanto pare, è un uomo che ama molto la tranquillità e guai se qualcuno lo disturba, perché allora si arrabbia e trascende.
Il cocchiere G. Giuseppe, di 33 anni, che affitta una stanza al piano superiore a quella del prete, è un soggetto un po’ troppo rumoroso e, nella sera del 4 ottobre 1872, fa più baccano del solito.
Questo trambusto non va a genio a don P., il quale, estremamente indispettito, decide di insegnare a modo suo il galateo al cocchiere: si arma di revolver, sale sul pianerottolo, si accosta alla porta del vicino e gli spara contro due colpi, che per fortuna vanno a vuoto. Poi scappa a precipizio.
Il cocchiere, «a quel bel complimento», resta per un istante interdetto ma presto si riprende, afferra un randello, insegue svelto l’assalitore e gli dà una mazzata in testa, facendolo cadere a terra quasi esanime.
Intanto sono stati chiamati i carabinieri, che arrivano ed arrestano il prete ma, a causa della ferita alla testa, devono accompagnarlo all’Ospedale San Giovanni, dove lo tengono sotto controllo.
Secondo il cronista, questo «gravissimo fatto», accaduto in via Valtorta, è «attribuibile probabilmente ad un eccesso di esaltazione mentale» («G. P.», 5 ottobre 1872).
Abbiamo cercato di evocare il passato della via Valtorta: la ricostruzione di questa difficile ed esasperata convivenza tra coinquilini, terminata con atti di impulsiva violenza, ci consente di congedarci con un episodio decisamente in sintonia coi tempi moderni.

di Milo Julini

 

Clicca qui per leggere i racconti “La Còca di San Salvario”, “La Tigre di San Salvario” o “La ladra di orecchini”.

 

Qui sotto alcuni repertori d’epoca di via Valtorta: mappe, fotografie e annunci. Le fotografie provengono da storiaindustria.it.

E di seguito come si presenta il vicolo Valtorta oggi, ovvero la porzione sopravvissuta dell’antica via Valtorta: