Aria di cambiamento per San Salvario.
Negli ultimi giorni sono apparsi visibilmente sulle strade, e sui giornali, gli “sforzi” delle forze dell’ ordine per contrastare l’ illegalità diffusa. Tutti noi conosciamo l’ ostentazione a cielo aperto di ogni tipo di traffico, umano e non, che colpisce il nostro quartiere, soprattutto nella zona adiacente Porta Nuova e via Nizza.
Un vero e proprio microcosmo: soffitte sovraffollate di immigrati, prostitute agli angoli, garages a luci rosse, postriboli squallidi e malfamati. Chi abita a San Salvario conosce bene via Nizza e cosa ci può offrire, nel bene e nel male: pane venduto abusivamente, hashish della peggiore qualità, prostitute di vecchia data, kebap ricchi di salse, abbigliamento “da marciapiede”, fornitissimi supermercati cinesi, venditori di narghilè, call center con decine di cabine e decine di persone che aspettano, pensierosi, di poter parlare con i parenti, gruppi di immigrati seduti ai bordi che bevono, parlano e aspettano, cosa non lo sanno neanche loro. Spesso persone che hanno attraversato i confini di 100 paesi si ritrovano imbrigliati in un’ altro confine, quello dell’ illegalità e della difficoltà di uscirne fuori.
Esemplare, e eccezionale, è la storia di una ragazza brasiliana che denuncia il compagno italiano, trafficante di droga. E’ capitato proprio qui, a San Salvario, ed il fulcro della vicenda è il “famoso” strip-club Crazy One, in via Galliari 15bis.
Lei, madre di una bimba di 2 anni, non ne poteva più. Ogni giorno la droga circolava nella sua casa, italiani, nigeriani, senegalesi, tutti ruotavano attorno a loro e al redditizio traffico di cocaina.
Prima le domande della bambina, su quel misterioso via vai e su quella miracolosa polvere bianca, che tramuta tutto in oro.
Poi il tentativo, da parte della ragazza, di redimere il compagno: ma niente, lui non ne voleva proprio sapere. Titolare del Crazy One, oltre a gestire l’ attività e le ragazze del club, gestiva parallelamente il traffico di cocaina, spalleggiato da una radicata comunità di spacciatori italiani e africani.
L’ esasperazione ha portato la ragazza a denunciarlo, per il bene della bimba, e di tutti, oso dire. Extracomunitaria clandestina, ha rischiato tutto, anche di esser cacciata dal nostro paese, ma lo ha fatto. Ora i Carabinieri le hanno concesso il permesso di soggiorno e la protezione contro eventuali ritorsioni. Un gesto coraggioso e inaudito di cui c’è sempre più bisogno, di fronte all’ apatia e all’ indifferenza in cui viviamo tutti i giorni.

Un’ altra notizia apparsa sui giornali è l’ intensificarsi dei controlli sugli affitti e sulle condizioni degli stabili a San Salvario. Routine, da una ventina di anni oramai, ancora radicata nel quartiere: mansarde, garage, piccoli appartamenti, affittati a prezzi esorbitanti da italiani, o sub-affittati da extracomunitari, a gruppi di famiglie. Spesso 10 o più persone vivono nella stessa stanza, addossati l ‘uno all’ altro, condividendo tutto, dalla disperazione all’ illegalità. Gente di passaggio o stabile nella città, vittime della nuova schiavitù, l’ essere clandestini.
Cito da un’ articolo recente de La Stampa: [fusion_builder_container hundred_percent=”yes” overflow=”visible”][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”no” center_content=”no” min_height=”none”][…]”L’ offensiva contro gli sfuttatori di San Salvario è incominciata [era ora!]. Gente che incassa milioni di euro sulla pelle di chi fatica a mangiare. I controlli delle forze dell’ ordine ci sono sempre stati [eh?!]. Ma da qualche mese tutto avviene in modo più sistematico.” Il commissariato di Barriera Nizza, con la Guardia di Finanza, la polizia municipale, i tecnici dell’ Asl e della Divisione verifiche edili del Comune lavorano assieme. “Le cifre fanno capire l’ impegno: una ventina di palazzine ispezionate in varie zone del quartiere; altri 27 condomini nel solo tratto di via Nizza; un centinaio tra bar, ristoranti, taverne, circoli privati, negozi e phone center; sequestrati 40 alloggi per sfruttamento della prostituzione oppure favoreggiamento dell’ imigrazione clandestina. […]Il quadro non è ancora completo ma alcuni contorni possono già [già?] essere tratteggiati: su cento contratti d’ affitto a stranieri a San Salvario, soltanto il 5-10 per cento è registrato all’ Agenzia delle entrate. Dai questionari compilati dagli inquilini, emerge un altro dato: l’ affitto minimo è di 250-300 euro per una mansarda da 10-14 metri quadrati. Poi, ci sono gli alloggi più grandi, i garage, le cantine. Tutto ha un prezzo, quasi nulla è denunciato al fisco. Quando l’ inquilino è straniero, beninteso. […]Secondo la Guardia di Finanza, nella sola San Salvario il giro di affari legato agli affitti potrebbe raggiungere i 5-6 milioni l’ anno.” E’ ora che questo sfruttamento, a San Salvario e in tutta la città, finisca.
Dopo i fatti di Rosarno e di via Padova, finalmente il tema dell’ immigrazione è tornato alla ribalta. E non è tutto rosa e fiori come ci dicevano.
Oggi leggevo, allibito, il commento di Susanna Droghetti, consigliere circoscrizionale del Pdl, sulla vicenda del ragazzo maghrebino morto di freddo a Ferrara: “Non mi sarei fermata nemmeno se avessi visto che era italiano. Io non sono razzista, ma gli extracomunitari fanno più paura. Spacciano, rapinano, uccidono.” Eh si, questi extracomunitari sembrano demoni, mentre chi affitta una mansarda a 10 persone, chi sfrutta il lavoro in nero, chi manipola i media, chi inneggia all’ odio, chi ruba a destra e manca, chi pesta consiglieri comunali, loro no. Restano sempre italiani, brava gente.
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1 Commento. Nuovo commento

  • Un lucido ed appassionato contributo che – senza demagogia – mette in luce tante problematiche che affliggono la bella San Salvario, un quartiere che sì convive con il cosiddetto “sommerso”, ma che al contempo rappresenta un patrimonio inesauribile di conoscenza e cultura.

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